Il panorama internazionale è segnato da una “spirale mondiale” di malcontento che, partendo dalle decisioni di Biden (ritiro dall’Iraq) e proseguendo con la politica di Trump, ha acceso focolai critici in Ucraina, Palestina e, ora, in Iran.
L’insurrezione popolare
Dal 28 dicembre 2025, quella che era iniziata come una protesta economica per l’inflazione si è trasformata in un’insurrezione nazionale per la dignità umana e la libertà.
Numeri: Oltre un milione di persone in piazza a Teheran; rivolte in tutte le 31 province.
Città liberate: Mashhad (roccaforte del regime) e Ahvaz (centro petrolifero) sono cadute nelle mani dei manifestanti.
La repressione: Il regime sta oscurando Internet e usando paramilitari. Si contano circa 100 morti e migliaia di prigionieri, accusati di “guerra contro Dio” (punibile con la morte).
Un nuovo ordine morale
A differenza delle proteste passate, i giovani oggi non cercano riforme ma il crollo totale della teocrazia. La resistenza civile è diventata una forza morale che il clero non riesce più a controllare, con tattiche di guerriglia urbana e simboli di dignità (come l’attrice Taraneh Alidoosti).
Lo scenario internazionale
Mentre gli USA e Israele monitorano i cieli iraniani, la minaccia di Trump è chiara: pronti a colpire duramente se il massacro continuerà.
Fuga del regime: Si segnalano voli cargo russi pronti a evacuare i vertici della Repubblica Islamica.
Il futuro: Martedì 13 gennaio, il principe in esilio Reza Pahlavi incontrerà Trump e Netanyahu a Mar-a-Lago per pianificare la transizione democratica.
La caduta di Teheran è vista come un evento epocale, paragonabile per impatto storico alla Rivoluzione Francese.
✍️ Piscitelli

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